CIBO A BUON MERCATO

Scritto da il 6 Settembre 2017 in Alimentazione, Benessere, Nutrizione, Salute

 

CIBO A BUON MERCATO: OPPORTUNITÀ O PROBLEMA?

Il cibo e l’alimentazione rappresentano da sempre una delle attività fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo e degli animali . L’accesso al cibo è quindi vitale, così come la qualità degli alimenti consumati, poiché in qualche modo siamo ciò che mangiamo.

L’importanza attribuita al consumo ed alla qualità di cibo è aumentata nel corso degli ultimi anni, naturalmente in misura maggiore nei Paesi industrializzati. Grazie alla crescita mediatica e commerciale di organizzazioni specializzate nell’ambito alimentare, come Slow Food, l’attenzione pubblica ha iniziato a orientarsi verso genuinità e bontà dei prodotti alimentari.

Il consumo di cibo, tuttavia, resta comunque vincolato principalmente alle disponibilità economiche, in una stretta relazione che lega il cibo al capitale. Lo stretto legame che unisce la produzione alimentare al sistema capitalista è ineliminabile nelle relazioni di valore del rapporto uomo-mondo. Il cibo pertanto è sempre stato al centro delle strategie di espansione, controllo ed egemonia. Lo sviluppo del colonialismo ha amplificato i rapporti di forza nel contesto alimentare delle nazioni egemoni, producendo una serie di squilibri – differenti ma convergenti – nel lavoro, nella stabilità sociale, nell’accesso al cibo e nella dieta alimentare, tanto delle periferie, quanto dei centri del sistema-mondo.

A partire dal secondo Novecento, e in maniera più accentuata con il processo di globalizzazione, il consumo di cibo ha iniziato a orientarsi verso forme di consumo ‘veloci’ ed economiche, definendo così due criteri di scelta di acquisto e di consumo. La società ha così trovato nuove forme di alimentazione, parallelamente a nuove forme di lavoro (più diluito negli orari e nei giorni), di gestione familiare (l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro), di gestione del tempo libero, di cura del proprio corpo.

Nella grande mutazione sociale del secondo e ultimo novecento s’inseriscono quindi nuove forme di produzione e di consumo alimentare che si sradicano dai caratteri di tradizione appartenenti al consumo alimentare precedente. La carne del macellaio di quartiere lascia il posto a quella del supermercato, così come frutta e verdura che, in seguito ai progressi biogenetici e agli sviluppi nei metodi di coltivazione, non devono più necessariamente seguire i ritmi stagionali, o esser fresche (ad esempio i surgelati).

Uno dei motivi del cambiamento delle diete alimentari riguarda anche il progressivo spopolamento delle campagne che ciascun paese in via di industrializzazione ha osservato: l’inurbamento e l’abbandono dei terreni coincide con un aumento della domanda, oltre che del lavoro, anche di risorse alimentari, in precedenza assorbite in maniera differente. Ciò determina una delle chiavi di lettura della inarrestabile parabola ascendente delle grandi industrie alimentari e delle grandi catene di distribuzione che proprio dallo spopolamento delle campagne hanno ricavato un aumento del bacino di consumatori ed anche di territori da affidare alla produzione dei propri laboratori.

I progressi biotecnologici permettono anche di coprire l’aumento e la diversificazione della domanda e di offrire prodotti fuori stagione; tali avanzamenti sono ottenuti tramite l’utilizzo massiccio di sostanze chimiche che nel lungo periodo esauriscono i terreni, i quali necessitano di riposo. E’ stato osservato che mentre è cresciuto l’utilizzo di sostanze chimiche è calata la produttività dei terreni. L’esaurimento delle risorse naturali è quindi una delle conseguenze più dirette dell’attuale sistema produttivo che affonda le radici nei 4 fattori a basso costo: lavoro, cibo, energia, materie prime.

Nel frattempo, a partire dalla metà del XX secolo, l’espansione dei supermercati e del cibo ‘fast’ e ‘cheap’ non ha avuto tregua. La saturazione dei mercati occidentali di fine anni ’80 ha portato le grandi catene di fast food e di GDO a investire in nuovi mercati come il Sud America; grazie a politiche neoliberiste, tale processo ha inseguito inglobato il continente africano e quelli asiatici, in primis la Cina.

Mentre aumentavano i punti vendita di supermercati e catene di hamburger, anche la società e i consumi alimentari cambiavano pelle: i nuovi modelli culturali e la pubblicità proponevano infatti il consumo di hamburger, patatine, cibi iperglicemici, ipercalorici e ipersalati.

Alla frenesia del quotidiano e al carattere di economicità, il fast-food veniva – e viene attualmente – scelto anche per motivazioni sociali, come i modelli culturali degli adolescenti e i gruppi di pari: la frequentazione talvolta si sovrappone infatti a processi di identificazione con il marchio, con i prodotti o con la condivisione dei valori proposti dall’azienda (elementi come gioventù, dinamicità, rapidità, gusto). Tali luoghi possono divenire quindi veri e propri centri di socializzazione.

Parallelamente ai fast-food anche i supermercati hanno indirizzato l’alimentazione e le scelte alimentari dei consumatori: ciò è evidente a partire dall’analisi del consumo di cibi surgelati o pronti all’uso, dei maxi-formati di alcuni prodotti, delle offerte a basso costo su alcuni prodotti.

Da un’analisi superficiale si possono tracciare alcune linee guida per un più profondo studio: il cibo, assieme a energia, manodopera e risorse primarie costituisce la spina dorsale del capitalismo su cui fondare le strategie di accumulazione; l’evoluzione geopolitica e socio-economica influenza – ed è influenzata a sua volta – l’evoluzione dei sistemi di produzione alimentare; l’abbandono delle campagne e lo sviluppo industriale gettano le basi per lo sviluppo della produzione di massa e della GDO; tempo e risparmio sono i principali vettori che guidano il consumo, orientato appunto verso i supermercati e i fast-food; i fattori socio-culturali influenzano le dinamiche di scelta dei consumatori che, se esposti continuamente a cibi spazzatura, possono essere soggetti a conseguenze spiacevoli, a volte fatali.

 

Dott. Massimiliano Mascitelli, medico psichiatra e formatore per FORMOTION Academy

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