Riconoscere i ciarlatani della nutrizione

Scritto da il 28 Agosto 2017 in Alimentazione, Benessere, Nutrizione, Salute

A cura della Dott.ssa Elena FERRERO

Siamo oggi bombardati ogni giorno da informazioni sull’alimentazione che dicono tutto e il contrario di tutto. Non sempre, quindi, è facile distinguere chi – in questo campo – è realmente un esperto da chi invece è solo un ciarlatano. Ecco alcuni semplici trucchi per capire se chi ci sta somministrando una dieta è un professionista.

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Prima di stilare qualsiasi piano dietetico è fondamentale accertarsi dello stato di salute del paziente. Ogni patologia ha specifiche esigenze nutrizionali, quindi qualsiasi professionista prima di procedere si informerà sulla presenza o meno di malattie oppure di condizioni fisiologiche particolari come gravidanza o allattamento e redigerà il proprio piano di conseguenza. Primo campanello d’allarme che ci deve insospettire, quindi, è il fatto che chi abbiamo di fronte non ci ponga domande in questo senso. Utile – ma non obbligatoria – sarà la richiesta delle analisi del sangue, che possono essere indici di condizioni patologiche o di attenzione, dalle quali patire per stilare il piano dietetico. Un professionista, inoltre, non darà mai trattamenti a scatola chiusa. Se la vostra dieta viene consegnata telematicamente, senza che l’individuo in questione vi abbia mai visto di persona (né tantomeno pesato, misurato, visitato), ciò è indice di poca professionalità. Passo fondamentale e indispensabile per la redazione di qualsiasi piano dietetico è, poi, l’anamnesi alimentare, ossia una completa e dettagliata intervista sulle vostre abitudini alimentari. Molti soggetti – purtroppo anche alcuni professionisti legalmente riconosciuti – non fanno (o non sono in grado di fare) un’anamnesi: se ciò accade correte via a gambe levate. La dieta che vi verrà propinata non avrà nulla di serio: se il professionista non cerca di conoscervi, come può capire il vostro problema e agire di conseguenza?

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In giro sentiamo spesso dire frasi come “per perdere peso ho tolto pane e pasta” o “io mangio tutto scondito”. Le diete che ritroviamo nei giornaletti sono molto spesso squilibrate e tendenti a un regime iperproteico e quasi privo delle fonti di carboidrati più demonizzate come pasta e pane. Salvo poi essere composte da succhi e centrifugati pieni di zucchero e concedere qua e là crostini, gallette, grissini (e altri prodotti con nomignoli che ci danno l’idea di qualcosa di piccolo e innocuo) che contengono molti più grassi dei tanto demonizzati pane e pasta. Un vero professionista, invece, sa che l’alimentazione più salutare è quella più varia possibile. Tenderà quindi a non escludere mai completamente una tipologia di nutrienti, ma ad indicarne le quantità corrette da consumare. Facili da trovare (e da seguire), su internet e varie riviste, sono le diete “monotematiche”, ad esempio “la dieta del riso”, “la dieta delle carote” e così via. Si sceglie un alimento e lo si fa protagonista della dieta, in modo da incuriosire il potenziale destinatario e rendere la sua adesione al piano molto più semplice. Dopotutto, una volta che ho acquistato le carote e le faccio in tutte le salse a colazione, pranzo e cena, non devo nemmeno pensare a come combinare saggiamente alimenti, ingredienti e porzioni. È questa una concezione un po’ infantile di alimentazione, che tuttavia riscontra molto successo. Inutile dire che tutto ciò non ha alcun senso né tantomeno evidenza scientifica. Qualsiasi esperto sa che la dieta più sana è quella più varia possibile, che non demonizza nessun alimento né tantomeno ne elegge un altro a salvavita universale. Purtroppo, invece, sembra che per le persone più la dieta sia bizzarra, più questa incuriosisca e se ne accresca la percezione di fondatezza. Spesso i pazienti sono più stupiti se gli si propone una porzione di pasta tutti i giorni, rispetto a ritrovarsi gli spaghetti a colazione o un cornetto per pranzo. Le diete dei professionisti tendono tutte ad avere un certo grado di somiglianza, ciò non perché i professionisti si copino l’uno con l’latro, ma perché ormai è assodato che la dieta che preserva maggiormente la salute è quella Mediterranea, la quale dunque è la base da cui si parte per stilare qualsiasi dieta. Sarà perciò normale ritrovare in diete diverse consigli simili (quali ridurre il sale, mangiare molta frutta, verdura e cereali integrali, bere molta acqua, consumare più pesce e legumi, usare olio extravergine d’oliva, limitare le bibite zuccherate e i salumi, ecc.), ma non per questo bisognerà tacciare negativamente il professionista come “uguale a tutti gli altri”, anzi, si dovrà apprezzare il suo rigore scientifico.

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Alcune parole merita anche la modalità di presentazione del piano alimentare. Il professionista della nutrizione crede molto nella libertà di scelta del paziente e nella valorizzazione delle sue esigenze. Ecco perché oggi si tende, quando si consegna un piano dietetico, a strutturarlo sotto forma di esempio generico di schema giornaliero, corredato da varie alternative possibili per ogni portata del pasto. Troverete, quindi, alternative di secondi piatti fra cui scegliere a rotazione nella settimana e diciture generiche come “frutta” e “verdura”. I dettagliati e precisi menù settimanali – con pollo ai ferri e zucchine a pranzo il martedì e due fette di prosciutto con un pomodoro a cena il giovedì – sono ormai strascichi obsoleti degli anni ‘80 e nessun professionista serio stila più diete del genere. Farlo è, per di più, sbagliato e diseducativo per il paziente, perché lo vincola a scelte talvolta non realizzabili e non gli dà modo di “imparare facendo” a costruirsi la propria alimentazione salutare, da adottare per tutta la vita. Questo, ovviamente, se non è il paziente stesso a richiederlo, magari poiché particolarmente in difficoltà nell’organizzare le scelte giornaliere o nella comprensione della dieta. Chi però appioppa diete del genere di default è o inesperto o un vero e proprio ciarlatano che propinerà lo stesso schema a qualsiasi persona gli si capiti di fronte. Per quanto riguarda le porzioni, si potranno riconoscere i professionisti meno formati o con meno esperienza – che utilizzano malamente programmi automatici di calcolo dietetico – poiché stileranno diete con grammature prive di senso (ad esempio 33g di pane, 154g di carne, e così via), che – al di là della complessità e dell’assurdità dell’indicazione – risulteranno soltanto irritanti per il soggetto che deve seguire lo schema o – peggio ancora – promuoveranno comportamenti ossessivi di calcolo e peso. In entrambi i casi, la dieta alla lunga non verrà seguita. Un professionista serio, invece, sa che le esigenze nutrizionali del paziente (calcolate precisamente secondo le linee guida ufficiali) devono essere adeguate alle esigenze pratiche della normale alimentazione quotidiana. Al momento della spiegazione, quindi, non indicherà porzioni strampalate, ma si servirà di termini pratici e facilmente comprensibili da unire al peso, come “una pagnotta di pane grossa come un pugno” (50g), “una fettina di carne grande come una mano distesa” (100g), “un piatto di pasta da 80g” e così via.

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Tanti esperti improvvisati puntano tutta la loro strategia sulla demonizzazione di determinati alimenti. Alcuni anche servendosi impropriamente di termini quali “intolleranza” o “allergia” e approfittandone per sottoporre il malcapitato a costosissimi test (quasi sempre non certificati e quindi assolutamente non veritieri). Alcuni esempi sono: l’analisi del capello, il test della forza, il Vega test, la biorisonanza, il Pulse test, la chinesiologia applicata, il test di citotossicità, ecc. Molto spesso da questi test risulta che si è allergici o intolleranti (i ciarlatani utilizzano i termini indistintamente, perché non hanno idea di che cosa si stia parlando) a un elenco infinito di alimenti, determinando una dieta assolutamente (e inutilmente) restrittiva e difficoltosa da seguire, che preoccupa senza motivo il paziente. Se il sedicente esperto vi propone uno di questi test, saprete già che sta solo cercando di spillarvi soldi. Questo tipo di strategie catturano però molto l’attenzione delle persone. Se si dice a un individuo che un determinato alimento gli fa male e che questa è la causa di tutti i suoi problemi, questi si sentirà sollevato per averne trovato la soluzione. Per di più, le persone amano sentirsi speciali, particolari, soprattutto per quanto riguarda il cibo. Incredibilmente le persone tendono a trovare piuttosto piacevole l’illustrare agli altri come debbano avere un piatto speciale al ristorante o a una cena di famiglia, in quanto “tizio mi ha detto che sono intollerante al rabarbaro e alle acciughe, è proprio per questo che sono obeso e ho i brufoli, ma ora che li ho tolti, caspita, sto proprio bene”. Il primo passo da fare, in generale, è accertarsi sempre che chi vi diagnostica un’allergia/intolleranza sia un medico e non il primo che passa.

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Un fenomeno sempre più diffuso è il diffondersi di pagine Facebook (o di altri social network) che pubblicizzano programmi alimentari per la perdita di peso. Li si riconosce perché sono spesso sponsorizzate e attirano la nostra attenzione con domande come “Vuoi perdere peso? Chiedimi come.” oppure “Accetti la sfida di perdere 30 kg in 3 mesi? Scrivi “SI” sotto il post e ti contatterò in privato”. Se poi si prova a chiedere informazioni all’amministratore, questo risponde molto spesso che è un ex-paziente che ha risolto i propri problemi di peso e che ora vuole aiutare altre persone. Molto spesso il soggetto in questione si definisce come “una mamma” (termine di per sé immediatamente rassicurante) “su cui questo piano ha funzionato” (e questo già tende a rassicurare la persona dell’efficacia del trattamento) che vuole “aiutare anche altre persone a perdere peso” (configurandosi subito come un amico disinteressato che vuole aiutare il prossimo). La strategia attira moltissime persone, soprattutto donne in gravidanza o post gravidanza (più sensibili al tema dei cambiamenti indesiderati della forma corporea). Se, poi, si fanno altre domande, informandosi sulla professionalità e sui titoli del soggetto, questi tenderà a dare risposte come “collaboro con i nutrizionisti migliori in circolazione”, ma se si prova ad approfondire non salterà fuori alcun nome. Tenete a mente che nessun professionista affiderebbe mai la propria pagina a un ex-paziente (né tantomeno ne ha bisogno), per procacciarsi nuovi clienti. Tali individui, ammaestrati precedentemente da chi gestisce questi giri pubblicitari, hanno sempre risposte pronte e non è semplicissimo, per un non addetto ai lavori, capire se si tratta o meno di ciarlatani, anche perché spesso buttano a casaccio termini complicati e tecnici di cui non conoscono nemmeno il significato, ma che fanno molta scena. Uno dei cardini delle diete dei ciarlatani è quello di farvi acquistare più prodotti possibili. Il loro unico fine infatti, checché ve ne dicano, non è la vostra salute, ma il loro portafoglio. Sia chiaro, chiunque si fa pagare per ciò che fa, anche – giustamente – chi è competente e professionale, ma la differenza la fa lo scopo del pagamento. È meglio pagare per una prestazione sanitaria di un esperto o per gli sproloqui di un venditore in cerca di polli da spennare? Il professionista serio, che ha a cuore solo l’incremento della salute del paziente, elaborerà una dieta che è possibile seguire con i prodotti di uso comune, gli alimenti che chiunque può comprare al supermercato. Egli potrà dare consigli e suggerimenti sulla qualità degli alimenti da consumare, sulle frequenze di consumo degli stessi, ma non vincolerà mai il piano dietetico all’acquisto di prodotti specifici. Spesso i prodotti sponsorizzati dai ciarlatani sono beveroni e pasti sostitutivi, il cui uso – se non direttamente nocivo – sicuramente è diseducativo per il corpo e per la vita alimentare della persona. Anche qui la strategia è puntare sulla semplicità: c’è un’unica soluzione, un’unica cosa da fare, non serve mettersi a pensare come combinare, cucinare, organizzare gli alimenti nella giornata, c’è già un comodo intruglio pronto che sta solo aspettando che qualcuno lo beva. Una delle spiegazioni che tali soggetti danno più spesso alla necessità di utilizzare i propri prodotti è il fatto che sia “tutta roba naturale”, quindi “non c’è da preoccuparsi”, poi “con quello che ci propinano negli alimenti oggigiorno, è indispensabile integrare”. A ciò gli esperti possono facilmente rispondere: in primo luogo, “naturale” non è sinonimo di innocuo (anche un fungo velenoso è naturale, non per questo ci farà star bene mangiarlo), in secondo luogo, le evidenze scientifiche raccomandano a tutta la popolazione di ottenere tutti i nutrienti necessari alla propria salute esclusivamente attraverso la normale alimentazione, senza alcuna necessità di acquistare integratori o prodotti speciali, semplicemente variando le proprie scelte a tavola. Sia chiaro, non è illegale vendere o pubblicizzare prodotti, chiunque può farlo. Ciò che è contro la legge è somministrare piani dietetici e consigli alimentari se non si hanno i titoli necessari per farlo.

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Altro cardine delle diete che si ritrovano su Internet è il fatto di promettere risultati miracolosi (spesso supportati da foto “prima e dopo”) in pochissimo tempo. Tali risultati o non vengono raggiunti o vengono ottenuti grazie a diete totalmente squilibrate che, non solo fanno perdere chili, ma anche salute. Spesso, inoltre promuovono un successivo recupero totale dei chili persi (con gli interessi) non appena si smette di seguire la dieta drastica, incrementando il fenomeno del peso “a yo-yo”, che oggi affligge molte persone. Gli esperti improvvisati tendono a presentarsi come i nuovi rivoluzionari della nutrizione, controcorrente rispetto alla massa di nutrizionisti “pagati dalle lobbies delle multinazionali”, che “propinano diete tutte uguali e inconcludenti”. Il loro programma si presenta come facile, innovativo, miracoloso, finora nessuno aveva voluto rivelare le loro incredibili scoperte alla popolazione, ma finalmente eccoli qui. Si servono spesso di annunci “acchiappa-like”, zeppi di faccine con gli occhi a cuore, bracci che fanno il muscolo, emoticons varie e simboli di incoraggiamento. Tutto ciò denota non solo la – forse – poca serietà dell’individuo in questione, ma anche il fatto che non abbia altro su cui puntare se non l’emotività del destinatario. Una volta attirata l’attenzione, conquistano la fiducia del cliente con frasi subdole e adulatorie “ci sono passato anch’io e ne son uscito”, “sono dalla tua parte”, “insieme ce la possiamo fare”, “sei una campionessa, una guerriera”. Spesso, poi, inseriscono il giro di clienti su chat e gruppi comuni dove il circolo si auto-alimenta nelle proprie convinzioni. È bene comprendere che tali ciarlatani non hanno alcun interesse verso il paziente in questione e la sua salute, ma cercano unicamente di conquistarsi la sua fiducia e creare un legame di dipendenza. Essi giocano sul fatto che spesso i pazienti lamentano una scarsa empatia da parte del personale medico, racimolando tutti i delusi, lusingandoli con cuoricini, complimenti e attenzioni. Se, da una parte, è vero che il lato umano talvolta viene un po’ – purtroppo – trascurato dal professionista, dall’altra, se un individuo è alla ricerca di qualcuno che lo copra attenzioni e lo incoraggi ogni giorno con frasi lusinghiere (a discapito della professionalità), è più probabile che abbia bisogno di un amico, e non di un nutrizionista.

 

 

Dott.ssa Eelena FERRERO

Dietista

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